Merlino, genesi del personaggio

Merlino in un'incisione delle "Cronache di Norimberga" (1493)

Merlino in un’incisione delle “Cronache di Norimberga” (1493)

Possiamo dire che Merlino non sarebbe stato consegnato alla storia senza l’opera letteraria di Goffredo di Monmouth. Allo stesso tempo, non sappiamo quanto Goffredo abbia attinto da fonti precedenti malgrado egli stesso si definisca “traduttore” in latino di antichi testi in britannico (e questo perché era pratica comune richiamarsi a fonti più autorevoli preesistenti). Al di là degli apporti creativi di Goffredo, possiamo però chiaramente vedere affluire nella figura di Merlino due diverse tradizioni: quella di Ambrosius e quella di Myrddin. Del secondo ne parleremo estesamente in un’altra parte del sito, insieme alla tradizione bardica (non solo per l’importanza che deriva dall’assonanza con il nome Merlino ma anche per la quantità di informazioni disponibili); del primo inizieremo qui la trattazione, poiché è proprio da Ambrosius che ha origine la storia scritta di Merlino. Una storia che a un certo punto porterà anche a identificare la figura di Ambrosius con quella di Artù, lasciando ai ricercatori il compito di ricostruire una trama storica verosimile.
Dobbiamo alla fine comunque ricordare che Merlino non è né Ambrosius né Myrddin: Merlino rappresenta un archetipo che si sviluppa e affina attraverso i secoli, diventa qualcosa di “diverso” rispetto a qualunque ispirazione originaria, fino a trovare la sua massima espressione nel ciclo Arturiano.

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GILDAS (ca. 494-570)

530-540 – DE EXCIDIO ET CONQUESTU BRITANNIA: prima apparizione del nome Ambrosius o Ambrosio Aureliano, capo semileggendario romano-britannico (ca. 457-533). Nel testo si racconta che i Britanni, che devono fronteggiare a nord i Pitti e sulle coste gli Irlandesi, chiamano in loro aiuto i Sassoni. Questi, stanziatisi nella parte sud-orientale dell’isola, vogliono dominare tanto che molti autoctoni decidono di emigrare in Armorica, poi chiamata Bretagna. A quel punto i Britanni fanno la guerra ai Sassoni e, con a capo uno dei loro condottieri più valorosi di nome Ambrosius, infliggono agli invasori una pesante sconfitta sul monte Badon (storicamente datata tra il 493 e il 503).
Così viene descritto Ambrosio da Gildas.

Era un uomo modesto, l’unico della razza romana che era casualmente sopravvissuto nel frastuono della tempesta (i suoi genitori, che avevano sempre indossato la porpora, erano morti con questa) che si è scatenata ai nostri giorni e che ci ha condotti assai lontano dalla virtù degli avi […] a questi uomini, con il consenso di Dio, arrise la vittoria.

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BEDA IL VENERABILE ( ca. 673 – 735)

731 – HISTORIA ECCLESIASTICA GENTIS ANGLORUM (Storia ecclesiastica del popolo inglese): è riportato il nome di Aureliano Ambrosio quale vincitore della battaglia di Badon.

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NENNIO (IX SECOLO)

828 – HISTORIA BRITTONUM (Storia dei Britanni): paragrafi 40-42. Prima narrazione scritta di un giovane “senza padre” con il nome di Ambrosius o Embreis Guletic, che a Vortigern, re di Britannia della prima metà del V secolo, svela la presenza di due draghi sotto al luogo in cui il re vuole erigere una fortezza e profetizza il futuro.
Nel testo, la madre di Ambrosio sostiene di non aver mai conosciuto uomo, ma più avanti Ambrosio dice a Vortigern che il padre “discende dalla stirpe dei consoli romani”. D’altronde, varie volte il testo fa pensare a una sovrapposizione di due differenti personaggi.

In particolare, questa sovrapposizione sembra emergere da due passi:

– il primo in cui viene riferito che Vortigern “ha timore di Ambrosio, dei Pitti, degli Scoti e di Roma”: questo Ambrosio è identificato con il personaggio storico citato da Gildas e Beda, Ambrosio Aureliano. Successivamente, l’autore afferma che Ambrosio «fuit rex inter omnes gentes Brittannicae gentis». Non un re unico dunque, ma una sorta di primus inter pares, cioè un rappresentante tra persone di pari dignità e posizione gerarchica.

– il secondo in cui Ambrosio appare nella narrazione sopra citata dei draghi, ed è quando il giovane comunica a Vortigern il proprio nome anche in gallese: “Embreis Guletic”. Il termine  “Guletic” (o “Wledig”) indica un re, principe, governatore, signore. “Embreis” è “Ambrosio”. Pertanto, “Embreis Guletic” significa “Re Ambrosio”. Questo il passo:

Et rex ad adolescentem dixit: «quo nomine vocaris?» Ille respondit:
«Ambrosius vocor», id est Embreis Guletic ipse videbatur. Et rex dixit: «de qua
progenie ortus es?» At ille: «unus est pater meus de consulibus Romanicae gentis.»

Queste righe possono suggerire l’ipotesi che il fanciullo senza padre (personaggio apparso improvvisamente nella narrazione di Nennio, quindi probabilmente già conosciuto dal pubblico) non abbia nulla a che fare con Ambrosio Aureliano (Embreis Guletic, del quale assume solo l’aspetto dinnanzi a Vortigern).

In ogni caso, Nennio fa incontrare due tradizioni diverse: quella del fanciullo senza padre dalle doti profetiche e quella legata ad Ambrosio Aureliano. Allo stesso tempo, indicando ad un certo punto il nome di Artù quale vincitore di 12 battaglie, compresa quella sul monte Badon, apre la strada a nuove interpretazioni.

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GOFFREDO DI MONMOUTH (1100-1155)

Goffredo introduce per la prima volta il nome Merlinus.

1135 – PROPHETIAE MERLINI (Profezie di Merlino): in un secondo tempo diventerà il VII libro della HISTORIA REGUM BRITANNIAE. Goffredo, riprendendo l’episodio dei draghi e ampliandolo con visioni profetiche, scrive in latino e introduce la figura di Merlino Ambrosio: unisce al nome “Ambrosius”, usato da Nennio, il nome “Merlinus”, derivato dal preesistente nome gallese di un personaggio leggendario del VI secolo, Myrddin Wyllt (Wyllt = selvaggio).
Myrddin Wyllt, principe e bardo, dopo una battaglia impazzisce per i traumi subiti (o per la visione di un mostro apparso in cielo), si rifugia nei boschi della Caledonia (Scozia), acquisisce e poi perde il dono della profezia. Secondo la tradizione, il nome “Myrddin” deriverebbe dal nome della città di Carmarthen (Caerfyrddin, in gallese) situata in Dyfed o Demezia, Galles meridionale. Carmarthen deriva invece dal precedente nome romano, Moridunum con l’aggiunta del gallese Caer (“forte”), derivato a sua volta dal celtico britannico, e il significato è “Fortezza del mare”. Pertanto è errata la convinzione popolare che Myrddin Wyllt avrebbe dato il nome alla città (“Fortezza di Myrddin”).

In pratica Goffredo nelle PROFEZIE opera due varianti fondamentali rispetto a Nennio:

– A differenza di Nennio, Goffredo non fa dire a Merlino di discendere dalla stirpe dei consoli romani. Indica invece in un demone incubo il padre di Merlino. Così da poter dare risalto alla figura storica del re e condottiero romano-britannico, troppo nota per essere eliminata, Goffredo separa definitivamente la figura di Ambrosio Aureliano da quella del fanciullo profeta: il primo diventa figlio di re Costantino e fratello di Utherpendragon. La ricostruzione letteraria di Artù, iniziata da Nennio, prende corpo.

– Nell’episodio dei draghi, Nennio fa rintracciare Ambrosio da Vortigern a Glamorgan; Goffredo fa rintracciare Merlino Ambrosio a Carmarthen. Cambiando località, Goffredo può così collegare il suo personaggio alla tradizione preesistente riguardante il profeta Myrddin, nativo appunto di Carmarthen.

La stesura delle PROFEZIE avviene durante un’interruzione della HISTORIA, sospesa subito dopo aver introdotto l’episodio della lotta dei draghi. La decisione di Goffredo di pubblicare le PROFEZIE prima di terminare la HISTORIA proviene dalle esortazioni dei suoi compagni nel momento in cui la fama di Merlino comincia a diffondersi. Goffredo non specifica se “la fama di Merlino” è dovuta a racconti che circolano indipendentemente da lui o piuttosto a discussioni sorte attorno alla sua opera in corso. Nella dedica afferma che si è limitato a tradurre dal britannico (o dal gallese, perché lingue pressoché uguali a quei tempi). Per una parte, può essere dunque che Goffredo attinga realmente a qualcuna delle profezie “tradizionali” attribuite a Myrddin e preservate attraverso i secoli per opera dei bardi.

1136 – HISTORIA REGUM BRITANNIAE (Storia dei Re di Britannia): il VI libro finisce con l’introduzione dell’episodio dei draghi. Il VII libro è costituito dalle PROFEZIE DI MERLINO. L’VIII libro contiene episodi della vita di Merlino: il trasporto “magico” dei Cerchio dei Giganti dall’Irlanda alla Piana di Salisbury (Stonehenge); la trasformazione “magica” dell’aspetto fisico di Re Uther in quello di Gorlois, stratagemma che porterà il re a unirsi a Ingerna e al concepimento di Artù.

Nel VI e VIII libro viene utilizzato il solo nome “Merlino”. Appare la figura di Re Artù ma non entra in relazione con Merlino.

1150 – VITA MERLINI (Vita di Merlino): il testo riprende la preesistente tradizione di Myrddinn Wyllt del VI secolo (Merlino diventa così Merlino il Selvaggio o Merlino Silvestre). Qui Goffredo attua un salto temporale: il Merlino delle PROFEZIE vive nel V secolo; il Merlino della VITA MERLINI vive nel VI secolo, quindi lontano dall’epoca di Artù. Goffredo giustifica il salto temporale con la lunga vita di Merlino, lunga più delle “querce”.

Qui appare anche la figura di Taliesin, profeta e amico di Merlino, che racconta di aver condotto Artù ferito ad Avalon per essere curato da Morgana.

La vicenda del Merlino Silvestre della VITA non avrà molto seguito; il Ciclo Arturiano svilupperà invece il Merlino della HISTORIA. Punto di contatto tra i due Merlino è il Dyfed (Demezia, Galles meridionale). Infatti nella HISTORIA la madre di Merlino viene indicata come “figlia del re del Dyfed”; nella VITA Merlino è sovrano del Dyfed. Seguendo Goffredo, dunque, si può dedurre che Merlino abbia ereditato il trono attraverso la madre.

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ROBERT WACE (1115-1183)

Traducendo in francese la HISTORIA, getta il ponte tra la leggenda Arturiana e gli scrittori continentali.

1155 – ROMAN DE BRUT: è la traduzione, adattata in versi francesi e arricchita, della HISTORIA REGUM BRITANNIAE di Goffredo di Monmouth.

1175 – ROMAN DE ROU: contiene la descrizione di Brocelandia (o foresta di Paimpont, vicino alla città di Rennes in Bretagna). Vi sarebbe imprigionato Merlino per opera di Viviana, la Dama del Lago.

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GIRALDO DI CAMBRIA (1146-1223)

Giraldo separa le figure di Myrddin Emrys e di Myrddin Wyllt.

1191 – ITINERARIUM CAMBRIAE (Viaggio nel Galles): il nome gallese Myrddin Emrys è qui indicato per la prima volta. L’autore, Giraldus Cambrensis, sostiene che c’erano due Myrddin: Myrddin Emrys (Merlinus Ambrosius) e Myrddin Wyllt (corrispettivo di Merlinus Silvester o Merlinus Caledonensis). In Goffredo, il primo è dunque il Merlino saggio della HISTORIA; il secondo è il Merlino selvaggio della VITA MERLINI.

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ROBERT DE BORON (fine XII sec. – inizio XIII sec.)

Robert pone per la prima volta in relazione diretta Merlino e Artù (fino all’incoronazione di Artù, quando Merlino si ritira a nord del fiume Humber). Attua inoltre una marcata cristianizzazione di Merlino.

1190-1210 – MERLIN: romanzo in versi di cui rimane un solo frammento iniziale di poco più di 500 versi francesi ma arrivato a noi attraverso due trasposizioni in prosa, solo leggermente diverse l’una dall’altra. Si ispira alla HISTORIA di Goffredo e al ROMAN DE BRUT di Wace.

Il Merlino di Boron è una figura ambigua: risente di una nascita diabolica eppure è un personaggio soprattutto incline al bene, strumento di affermazione della cristianità. Sarà lui a pretendere da Uter Pendragon che gli venga consegnato il figlio Artù nato dall’unione con Igerne.

Appare la figura di Blaise, prima confessore della madre e poi padre spirituale di Merlino. A Blaise Merlino detta il resoconto di tutte le proprie opere e degli eventi che si verificano nel mondo.

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VERSIONI DEL MERLIN DI ROBERT DE BORON E CONTINUAZIONI

Una delle due versioni in prosa del MERLIN di Robert de Boron è incorporata, insieme a una sua lunga continuazione, nel più imponente e completo corpus di storie arturiane noto come CICLO VULGATO o LANCELOT-GRAAL, esteso tra il 1215 e il 1230 circa da autori rimasti anonimi. L’altra versione è incorporata nella SUITE DU MERLIN insieme a una CONTINUAZIONE POSTVULGATA, del 1240.

1230 – LANCELOT-GRAAL: detto anche CICLO VULGATO o IN PROSA, è il più importante della materia di Bretagna in prosa francese. Si divide in 5 rami o romanzi: 3 sono raggruppati in quello che è chiamato LANCILLOTTO IN PROSA; aggiunti a posteriori, il quarto è la STORIA DEL SANTO GRAAL e il quinto è composto dalla versione in prosa del MERLIN di Robert de Boron e dalla sua CONTINUAZIONE VULGATA.
Il testo del MERLIN di Robert de Boron si interrompe con l’annuncio che Artù regge in pace il regno di Logres. Nella CONTINUAZIONE VULGATA, invece, Merlino svolge e porta a compimento il suo mandato di consigliere di Re Artù: non usa mai la forza fisica né prende materialmente parte ad atti cruenti, ma ricorre piuttosto alla saggezza e alle doti di stratega, nonché alla magia.

1240 – SUITE DU MERLIN (o HUTH MERLIN, dal nome del primo proprietario di un manoscritto in cui è tramandata): incorpora la seconda redazione in prosa sopravvissuta del MERLIN di Robert de Boron e include una sua continuazione. Questa continuazione più tarda, definita anche CONTINUAZIONE POSTVULGATA, dà rilievo agli elementi fantastici e avventurosi più che a quelli storiografici: l’autore afferma di chiamarsi Robert de Boron ma più probabilmente la sua identità è sconosciuta. La SUITE sarebbe stata concepita come parte integrante di una più vasta narrazione organica, alla quale gli studiosi hanno dato il nome di ROMAN DU GRAAL postvulgato.
I contenuti narrativi della SUITE DU MERLIN sono noti attraverso la versione del 1470 di Thomas Malory.

1190-1210 – DIDOT PERCEVAL: in due codici, uno conservato nella Biblioteca Estense di Modena e l’altro nella Biblioteca Nazionale di Parigi, il MERLIN di Robert de Boron è preceduto da una versione in prosa del GIUSEPPE DI ARIMATEA e seguito da un terzo romanzo in prosa del XIII secolo composto da un allievo o da un continuatore di Robert de Boron: il PERCEVAL (o DIDOT PERCEVAL, dal nome del libraio parigino che fu proprietario del manoscritto). Nel PERCEVAL vi è una continuazione della storia di Merlino. I tre libri sono conosciuti anche come LIBRO DEL GRAAL o TRILOGIA DI ROBERT DE BORON.

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THOMAS MALORY (1410-1471)

1470 – MORTE DARTHUR: in lingua inglese, dato alle stampe ed elaborato da William Caxton nel 1485. Nei primi quattro libri della compilazione, l’autore riprende i contenuti narrativi della SUITE DU MERLIN; tralascia gran parte del MERLIN di Robert de Boron, che ispira la prima parte. Il testo costituirà la fonte più influente sugli autori successivi in materia Arturiana.

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