Vita di Merlino nella versione più conosciuta

"Merlin", illustrazione per il libro "Le Morte d'Arthur" di Sir Thomas Malory, 1893-1894. Inchiostro su carta, di Aubrey Beardsley (1872–1898)

“Merlin”, illustrazione per il libro “Le Morte d’Arthur” di Sir Thomas Malory (1893-1894). Inchiostro su carta di Aubrey Beardsley (1872–1898)

La storia di Merlino più attestata e frequente (le varianti saranno trattate in un’altra sezione del sito), narra che nei secoli tragici e bui dopo il crollo dell’Impero di Roma, la Britannia fu a lungo devastata dalle guerre civili.  Scrive Goffredo di Monmouth nella sua HISTORIA REGUM BRITANNIAE che, dopo aver fatto uccidere il legittimo re Costanzo, l’usurpatore Vortigern si facesse re, governando per qualche tempo grazie ai mercenari Sassoni da lui chiamati sul suolo britannico in proprio aiuto; in seguito questi lo abbandonarono e, aggreditolo ripetutamente in campo aperto, lo costrinsero a rifugiarsi in un’impervia zona del Galles.

In quella regione dell’antica Britannia, a quel tempo chiamata Cambria, viveva la giovane figlia del re dei Demeti, ospite della comunità di monache di San Pietro nella città di Carmarthen. Ad essa, che mai aveva conosciuto uomo, apparve per più notti un demone in forma di bellissimo giovane, che a lungo la blandì, la sedusse e infine abusò di lei nel sonno. Da quella unione nacque Merlino, che dal padre ereditò la conoscenza delle cose passate e future e dei misteriosi legami che le uniscono al di là del tempo, e dalla bontà della madre, che volle strapparlo al male col Battesimo, ottenne il dono di uno spirito volto al bene.

Ben poco si sa dei suoi primi anni. Dopo aver fatto assolvere la sventurata madre dall’accusa di adulterio, trascorse la sua infanzia serenamente nella propria città natale crescendo gradualmente la propria padronanza del potere profetico. Quando Merlino ebbe sette anni il re usurpatore Vortigern, dietro consiglio dei propri druidi, volle far costruire ai confini delle terre un castello imprendibile per proteggersi dalla violenza dei Sassoni e dalle incursioni sempre più incalzanti del legittimo erede al trono di Britannia, Aurelio Ambrosio, tornato in armi dalla Bretagna continentale assieme al proprio fratello Uther. Fu scelto a questo fine il monte Erir, ma durante la costruzione del maniero per tre volte le fondamenta appena gettate senza apparente motivo vennero ingoiate dalla terra, e pertanto si parlò di sortilegio; di fronte a ciò Vortigern chiamò nuovamente a consulto i suoi maghi druidi, che gli consigliarono di sacrificare sul luogo della costruzione un bambino senza padre, impregnando del suo sangue la terra traditrice e le pietre da costruzione, per rinforzarle in eterno.

Vennero subito sguinzagliati per tutto il reame messi e soldati del re, alcuni dei quali scoprirono il giovane Merlino a Carmarthen mentre giocava, e lo condussero da Vortigern assieme alla madre. Merlino a quel tempo già padroneggiava l’arte della profezia; di fronte al re, non appena venne a conoscenza del vero motivo della sua convocazione, rivelò il vero significato dei misteriosi crolli, confondendo con la propria sapienza le vane superstizioni dei maghi. Chiese al re di far scavare il terreno traditore per scoprire la verità. Scavando sotto le fondamenta del castello, gli uomini del re trovano dapprima uno stagno, che rendeva così instabile il suolo; prosciugato lo stagno, come Merlino aveva previsto, furono trovate due grandi pietre in cui erano dormienti due draghi, uno bianco e uno rosso, che immediatamente si svegliarono e iniziarono a lottare sanguinosamente tra loro; dopo alterne fasi di combattimento il drago rosso riuscì a uccidere quello bianco, ma rimase mortalmente ferito, e poco dopo si sdraiò a terra e morì.

Interrogato dal re, Merlino così interpretò il significato del prodigio: il drago rosso erano i Britanni che a causa del tradimento di re Vortigern, che aveva chiamato i Sassoni in Britannia per combattere il legittimo sovrano, sarebbero stati a lungo oppressi dagli invasori (il drago bianco), fino alla riscossa ad opera del Cinghiale di Cornovaglia. Oltre a ciò Merlino vaticinò attorno alla triste sorte futura di Vortigern, al grande futuro della Britannia, alle gesta del figlio di re Uther e alle lotte e sconvolgimenti che sarebbero avvenuti nei secoli futuri. Queste profezie conobbero tanta fortuna che furono tramandate in forma scritta, e tradotte nelle principali lingue della Cristianità.

Negli anni seguenti, dopo che re Aurelio Ambrosio fu ucciso a tradimento col veleno, Merlino aiutò re Uther Pendragon a liberare la Britannia dai Sassoni invasori e ad affermare la propria autorità sovrana tra tutti i nobili del Regno, rendendolo più volte vittorioso grazie al proprio consiglio e ai propri incantesimi. Rimase celebre il prodigio con cui Merlino sconfisse la forza di tutti i guerrieri del reame, portando magicamente in volo dall’Irlanda gli antichi megaliti dell’Anello dei Giganti fino alla piana di Stonehenge, dove ancor oggi è possibile ammirarli, mentre tutti i guerrieri della Britannia riuniti non erano riusciti a spostarne nemmeno uno.

Quanto Uther era già noto come lo sterminatore dei Sassoni pagani e il sovrano riconosciuto di gran parte della Britannia, durante la festività della Pasqua conobbe Ygraine, la giovane e bellissima moglie di un suo vassallo, il duca Gorlois di Cornovaglia, e se ne innamorò follemente fino a scatenare un’ingiusta guerra contro il duca. Questi si ritirò nell’imprendibile rocca di Tintagel, che re Uther cinse a lungo d’assedio, invano. Fu chiamato Merlino, che era al seguito dell’esercito del re, affinché trovasse il modo di raggiungere Ygraine; egli dapprima tentò di dissuadere Uther, ma di fronte alla sua insistenza e “commosso dalla profondità di quell’amore” gli permise di trascorrere una notte con lei, mutando per magia le sue sembianze in quelle del duca. Da questa unione illegittima nacque un bimbo, Artù, che appena nato venne affidato a Merlino, il quale a sua volta lo affidò a un prode e modesto cavaliere, Ector, perché lo allevasse col proprio figlio Kay.

Sedici anni dopo, re Uther morì a sua volta avvelenato, senza lasciare eredi maschi legittimi. I nobili delle diverse provincie della Britannia si riunirono in assemblea a Silchester e alla fine chiesero a Merlino, in virtù dei suoi poteri, di designare il successore di Uther Pendragon. Allora nella notte di Natale, durante la Messa di mezzanotte, apparve sulla piazza di Londra ove era in corso l’assemblea dei feudatari, una pietra con una spada meravigliosa infissa in essa fino a metà lama; sulla metà visibile della lama era scritto: “Colui che estrarrà la spada dalla roccia sarà Re”. Tutti i nobili e i cavalieri presenti tentarono ripetutamente la prova, senza risultato; anche i più forti non riuscivano a smuovere la spada di un millimetro. Quando giunse il turno di Artù, giovane quindicenne ancora ignaro della propria eredità regale, egli afferrò la spada con una mano sola e la estrasse senza alcuna fatica: quella era la spada chiamata Excalibur, forgiata nella magica contrada di Avalon, al di là del mare. Tutti i baroni presenti, tranne uno, rifiutarono per gelosia il verdetto della spada, accusando Merlino di aver cercato di far nominare re con l’inganno un ragazzo di dubbia discendenza; mossero assieme guerra ad Artù che, aiutato dal mago, riuscì tuttavia a vincere ogni resistenza, affermando in tutta la Britannia il proprio diritto sovrano e allargando la propria autorità su svariati regni, vicini e lontani.

Nel tempo in cui percorreva i sentieri del Paese per unire attorno al giovane re il maggior numero possibile di vassalli, Merlino si trovò ad attraversare la folta foresta di Brocéliande, e in quel luogo incontrò l’affascinante Viviana, una giovinetta verso cui i suoi poteri magici l’avevano già messo in guardia. In quegli anni Merlino era nella pienezza dell’età, e la sua bellezza poteva essere eguagliata solo dalla sua saggezza; tuttavia, se la sua nascita soprannaturale l’aveva colmato di doni meravigliosi, egli restava un uomo, e quindi esposto a una caduta sempre possibile. Malgrado l’avvertimento che gli proveniva dalla propria sapienza, Merlino cadde nel vortice dei sentimenti: folle d’amore per Viviana, tentò ogni strada per possederla e giunse imprudentemente a prometterle di condividere con lei ogni suo segreto se ella si fosse concessa a lui. Come pegno d’amore, Merlino costruì per Viviana un magnifico castello incantato sulle acque di un vasto lago, solo a loro visibile; ella sola avrebbe potuto accogliervi chi avesse voluto, mentre dall’esterno il castello sarebbe rimasto invisibile e sarebbe apparso soltanto il lago. Per questo motivo Viviana fu chiamata, da quel giorno in avanti, “la Dama del Lago”.

Dopo la vittoria di Artù e la riunificazione della Britannia, Merlino soggiornò spesso alla corte del re, a Camelot; lì, nella maturità dei tempi, rivelò al sovrano e a tutti i cavalieri la loro missione più importante: riconquistare il Sacro Graal, la mistica coppa che Gesù Cristo aveva usato nell’Ultima Cena e in cui successivamente era stato raccolto il Suo sangue sul Calvario; questa coppa dopo molte vicissitudini era giunta in Britannia, ed era custodita dal Re Pescatore. Il mago, per favorire la Cerca del Graal, istituì la Tavola Rotonda, attorno alla quale tutti i cavalieri degni della Cerca avrebbero potuto prender posto con pari dignità. Accanto al Seggio regale di Artù, la Tavola Rotonda conservava un posto vuoto, chiamato il “Seggio periglioso”, riservato al Miglior Cavaliere del Mondo. Alla Tavola Rotonda sarebbero stati ammessi, nel numero simbolico di dodici, solo i cavalieri degni di intraprendere la Cerca del Santo Graal.

Non appena ebbe terminato di erigere la Tavola Rotonda e il castello di Artù a Camelot, Merlino tornò da Viviana nella foresta di Brocéliande, sempre più infiammato d’amore per lei. Egli le aveva già trasmesso quasi tutta la sua Sapienza, tranne un ultimo incantesimo, che consentiva di tener prigioniero un uomo in eterno, in un carcere invisibile. Per strappargli l’ultimo segreto, Viviana gli promise di concedersi a lui se Merlino le avesse svelato anche quest’ultimo sortilegio; egli, nella usa follia d’amore, le trasmise tutto, e per la fatica cadde addormentato. Durante il suo sonno essa utilizzò ciò che aveva appreso e gli tessé attorno una prigione invisibile che lo privò di ogni potere magico, tenendolo prigioniero per sempre, fin quando durerà il suo amore per Viviana.

Merlino giace ancora là, ebbro d’amore e delle illusioni che Viviana imparò a tessere ogni giorno. Si dice che egli possa ancora parlare nel sonno a qualche eletto, e solo la venuta del Prescelto, il Miglior Cavaliere del Mondo, grazie alla sua purezza potrà liberarlo da una prigionia eterna.

(tratto da “Il Mistero del Mago Merlino” di Adolfo Morganti, 1997)

fregio merlino

Advertisements