Vita di Merlino nella versione più conosciuta

"Merlin", illustrazione per il libro "Le Morte d'Arthur" di Sir Thomas Malory, 1893-1894. Inchiostro su carta, di Aubrey Beardsley (1872–1898)

“Merlin”, illustrazione per il libro “Le Morte d’Arthur” di Sir Thomas Malory (1893-1894). Inchiostro su carta di Aubrey Beardsley (1872–1898)

La storia di Merlino più attestata e frequente (le varianti saranno trattate in un’altra sezione del sito), narra che nei secoli tragici e bui dopo il crollo dell’Impero di Roma, la Britannia fu a lungo devastata dalle guerre civili.  Scrive Goffredo di Monmouth nella sua HISTORIA REGUM BRITANNIAE che, dopo aver fatto uccidere il legittimo re Costanzo, l’usurpatore Vortigern si facesse re, governando per qualche tempo grazie ai mercenari Sassoni da lui chiamati sul suolo britannico in proprio aiuto; in seguito questi lo abbandonarono e, aggreditolo ripetutamente in campo aperto, lo costrinsero a rifugiarsi in un’impervia zona del Galles.

In quella regione dell’antica Britannia, a quel tempo chiamata Cambria, viveva la giovane figlia del re dei Demeti, ospite della comunità di monache di San Pietro nella città di Carmarthen. Ad essa, che mai aveva conosciuto uomo, apparve per più notti un demone in forma di bellissimo giovane, che a lungo la blandì, la sedusse e infine abusò di lei nel sonno. Da quella unione nacque Merlino, che dal padre ereditò la conoscenza delle cose passate e future e dei misteriosi legami che le uniscono al di là del tempo, e dalla bontà della madre, che volle strapparlo al male col Battesimo, ottenne il dono di uno spirito volto al bene.

Ben poco si sa dei suoi primi anni. Dopo aver fatto assolvere la sventurata madre dall’accusa di adulterio, trascorse la sua infanzia serenamente nella propria città natale crescendo gradualmente la propria padronanza del potere profetico. Quando Merlino ebbe sette anni il re usurpatore Vortigern, dietro consiglio dei propri druidi, volle far costruire ai confini delle terre un castello imprendibile per proteggersi dalla violenza dei Sassoni e dalle incursioni sempre più incalzanti del legittimo erede al trono di Britannia, Aurelio Ambrosio, tornato in armi dalla Bretagna continentale assieme al proprio fratello Uther. Fu scelto a questo fine il monte Erir, ma durante la costruzione del maniero per tre volte le fondamenta appena gettate senza apparente motivo vennero ingoiate dalla terra, e pertanto si parlò di sortilegio; di fronte a ciò Vortigern chiamò nuovamente a consulto i suoi maghi druidi, che gli consigliarono di sacrificare sul luogo della costruzione un bambino senza padre, impregnando del suo sangue la terra traditrice e le pietre da costruzione, per rinforzarle in eterno.

Vennero subito sguinzagliati per tutto il reame messi e soldati del re, alcuni dei quali scoprirono il giovane Merlino a Carmarthen mentre giocava, e lo condussero da Vortigern assieme alla madre. Merlino a quel tempo già padroneggiava l’arte della profezia; di fronte al re, non appena venne a conoscenza del vero motivo della sua convocazione, rivelò il vero significato dei misteriosi crolli, confondendo con la propria sapienza le vane superstizioni dei maghi. Chiese al re di far scavare il terreno traditore per scoprire la verità. Scavando sotto le fondamenta del castello, gli uomini del re trovano dapprima uno stagno, che rendeva così instabile il suolo; prosciugato lo stagno, come Merlino aveva previsto, furono trovate due grandi pietre in cui erano dormienti due draghi, uno bianco e uno rosso, che immediatamente si svegliarono e iniziarono a lottare sanguinosamente tra loro; dopo alterne fasi di combattimento il drago rosso riuscì a uccidere quello bianco, ma rimase mortalmente ferito, e poco dopo si sdraiò a terra e morì.

Interrogato dal re, Merlino così interpretò il significato del prodigio: il drago rosso erano i Britanni che a causa del tradimento di re Vortigern, che aveva chiamato i Sassoni in Britannia per combattere il legittimo sovrano, sarebbero stati a lungo oppressi dagli invasori (il drago bianco), fino alla riscossa ad opera del Cinghiale di Cornovaglia. Oltre a ciò Merlino vaticinò attorno alla triste sorte futura di Vortigern, al grande futuro della Britannia, alle gesta del figlio di re Uther e alle lotte e sconvolgimenti che sarebbero avvenuti nei secoli futuri. Queste profezie conobbero tanta fortuna che furono tramandate in forma scritta, e tradotte nelle principali lingue della Cristianità.

Negli anni seguenti, dopo che re Aurelio Ambrosio fu ucciso a tradimento col veleno, Merlino aiutò re Uther Pendragon a liberare la Britannia dai Sassoni invasori e ad affermare la propria autorità sovrana tra tutti i nobili del Regno, rendendolo più volte vittorioso grazie al proprio consiglio e ai propri incantesimi. Rimase celebre il prodigio con cui Merlino sconfisse la forza di tutti i guerrieri del reame, portando magicamente in volo dall’Irlanda gli antichi megaliti dell’Anello dei Giganti fino alla piana di Stonehenge, dove ancor oggi è possibile ammirarli, mentre tutti i guerrieri della Britannia riuniti non erano riusciti a spostarne nemmeno uno.

Quanto Uther era già noto come lo sterminatore dei Sassoni pagani e il sovrano riconosciuto di gran parte della Britannia, durante la festività della Pasqua conobbe Ygraine, la giovane e bellissima moglie di un suo vassallo, il duca Gorlois di Cornovaglia, e se ne innamorò follemente fino a scatenare un’ingiusta guerra contro il duca. Questi si ritirò nell’imprendibile rocca di Tintagel, che re Uther cinse a lungo d’assedio, invano. Fu chiamato Merlino, che era al seguito dell’esercito del re, affinché trovasse il modo di raggiungere Ygraine; egli dapprima tentò di dissuadere Uther, ma di fronte alla sua insistenza e “commosso dalla profondità di quell’amore” gli permise di trascorrere una notte con lei, mutando per magia le sue sembianze in quelle del duca. Da questa unione illegittima nacque un bimbo, Artù, che appena nato venne affidato a Merlino, il quale a sua volta lo affidò a un prode e modesto cavaliere, Ector, perché lo allevasse col proprio figlio Kay.

Sedici anni dopo, re Uther morì a sua volta avvelenato, senza lasciare eredi maschi legittimi. I nobili delle diverse provincie della Britannia si riunirono in assemblea a Silchester e alla fine chiesero a Merlino, in virtù dei suoi poteri, di designare il successore di Uther Pendragon. Allora nella notte di Natale, durante la Messa di mezzanotte, apparve sulla piazza di Londra ove era in corso l’assemblea dei feudatari, una pietra con una spada meravigliosa infissa in essa fino a metà lama; sulla metà visibile della lama era scritto: “Colui che estrarrà la spada dalla roccia sarà Re”. Tutti i nobili e i cavalieri presenti tentarono ripetutamente la prova, senza risultato; anche i più forti non riuscivano a smuovere la spada di un millimetro. Quando giunse il turno di Artù, giovane quindicenne ancora ignaro della propria eredità regale, egli afferrò la spada con una mano sola e la estrasse senza alcuna fatica: quella era la spada chiamata Excalibur, forgiata nella magica contrada di Avalon, al di là del mare. Tutti i baroni presenti, tranne uno, rifiutarono per gelosia il verdetto della spada, accusando Merlino di aver cercato di far nominare re con l’inganno un ragazzo di dubbia discendenza; mossero assieme guerra ad Artù che, aiutato dal mago, riuscì tuttavia a vincere ogni resistenza, affermando in tutta la Britannia il proprio diritto sovrano e allargando la propria autorità su svariati regni, vicini e lontani.

Nel tempo in cui percorreva i sentieri del Paese per unire attorno al giovane re il maggior numero possibile di vassalli, Merlino si trovò ad attraversare la folta foresta di Brocéliande, e in quel luogo incontrò l’affascinante Viviana, una giovinetta verso cui i suoi poteri magici l’avevano già messo in guardia. In quegli anni Merlino era nella pienezza dell’età, e la sua bellezza poteva essere eguagliata solo dalla sua saggezza; tuttavia, se la sua nascita soprannaturale l’aveva colmato di doni meravigliosi, egli restava un uomo, e quindi esposto a una caduta sempre possibile. Malgrado l’avvertimento che gli proveniva dalla propria sapienza, Merlino cadde nel vortice dei sentimenti: folle d’amore per Viviana, tentò ogni strada per possederla e giunse imprudentemente a prometterle di condividere con lei ogni suo segreto se ella si fosse concessa a lui. Come pegno d’amore, Merlino costruì per Viviana un magnifico castello incantato sulle acque di un vasto lago, solo a loro visibile; ella sola avrebbe potuto accogliervi chi avesse voluto, mentre dall’esterno il castello sarebbe rimasto invisibile e sarebbe apparso soltanto il lago. Per questo motivo Viviana fu chiamata, da quel giorno in avanti, “la Dama del Lago”.

Dopo la vittoria di Artù e la riunificazione della Britannia, Merlino soggiornò spesso alla corte del re, a Camelot; lì, nella maturità dei tempi, rivelò al sovrano e a tutti i cavalieri la loro missione più importante: riconquistare il Sacro Graal, la mistica coppa che Gesù Cristo aveva usato nell’Ultima Cena e in cui successivamente era stato raccolto il Suo sangue sul Calvario; questa coppa dopo molte vicissitudini era giunta in Britannia, ed era custodita dal Re Pescatore. Il mago, per favorire la Cerca del Graal, istituì la Tavola Rotonda, attorno alla quale tutti i cavalieri degni della Cerca avrebbero potuto prender posto con pari dignità. Accanto al Seggio regale di Artù, la Tavola Rotonda conservava un posto vuoto, chiamato il “Seggio periglioso”, riservato al Miglior Cavaliere del Mondo. Alla Tavola Rotonda sarebbero stati ammessi, nel numero simbolico di dodici, solo i cavalieri degni di intraprendere la Cerca del Santo Graal.

Non appena ebbe terminato di erigere la Tavola Rotonda e il castello di Artù a Camelot, Merlino tornò da Viviana nella foresta di Brocéliande, sempre più infiammato d’amore per lei. Egli le aveva già trasmesso quasi tutta la sua Sapienza, tranne un ultimo incantesimo, che consentiva di tener prigioniero un uomo in eterno, in un carcere invisibile. Per strappargli l’ultimo segreto, Viviana gli promise di concedersi a lui se Merlino le avesse svelato anche quest’ultimo sortilegio; egli, nella usa follia d’amore, le trasmise tutto, e per la fatica cadde addormentato. Durante il suo sonno essa utilizzò ciò che aveva appreso e gli tessé attorno una prigione invisibile che lo privò di ogni potere magico, tenendolo prigioniero per sempre, fin quando durerà il suo amore per Viviana.

Merlino giace ancora là, ebbro d’amore e delle illusioni che Viviana imparò a tessere ogni giorno. Si dice che egli possa ancora parlare nel sonno a qualche eletto, e solo la venuta del Prescelto, il Miglior Cavaliere del Mondo, grazie alla sua purezza potrà liberarlo da una prigionia eterna.

(tratto da “Il Mistero del Mago Merlino” di Adolfo Morganti, 1997)

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Merlino su Wikipedia

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Una brano dalla definizione di “Merlino” su Wikipedia:

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Uno dei problemi di questa frase è che non viene data sufficiente attenzione ai nomi, in relazione anche ad un ordinamento temporale. Cerchiamo di fare chiarezza.

Ad essere corretti, il nome “Merlino” non fa parte della letteratura in lingua gallese, bensì di quella in lingua latina grazie a Goffredo di Monmouth che, scrivendo appunto in latino, introduce il nome “Merlinus” ricavandolo dal nome gallese “Myrddin”. Prima di Goffredo, dunque, non esisteva alcun “Merlino”: Goffredo, semplicemente, si appropria del nome (e, in parte, della vicenda) presente in una preesistente tradizione gallese e lo assegna a un nuovo carattere.

Di conseguenza, non è quindi esatto affermare che vi siano “due diversi personaggi di nome Merlino”: possiamo invece dire che esiste un “Merlino” o “Merlinus”, quello di Goffredo e la cui figura verrà poi elaborata nei secoli fino ad oggi, ed esiste un “Myrddin Wyllt”, di tradizione gallese più antica.

Si può allora correggere la frase in questo modo: “nella letteratura in lingua gallese vi è un personaggio di nome Myrddin; nella letteratura in lingua latina vi è un personaggio di nome Merlinus”. Solo dopo questa precisazione iniziale si può passare a parlare delle discrepanze e delle concordanze tra i due personaggi.

A confondere le acque ci pensa Giraldo di Cambria che, nel XII secolo, sostiene l’esistenza di due distinti personaggi “Myrddin” e introduce per la prima volta il nome gallese “Myrddin Emrys” (come scritto su Wikipedia), intendendo con questo nome il “Merlino Ambrosio” di Goffredo (“Emrys = Ambrosio”). Ma, come abbiamo visto, Goffredo crea “Merlinus”, non “Myrrdin Emrys” (che è solo una traduzione arbitraria “a ritroso” del nome).

In realtà una corretta, e più interessante, distinzione per quanto riguarda le origini andrebbe fatta tra “Ambrosio”, “Merlino Ambrosio”, “Merlino Silvestre” e “Mirddyn Willt” (vedi Merlino, genesi del personaggio).

Per finire, errore evidente, “Myrddin Emrys” non è “Caledonensis”: “Caledonia” è infatti il nome latino della regione che corrisponde approssimativamente alla Scozia e va riferita a “Myrddin Wyllt”.

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Le 300 parole essenziali su Merlino

Merlino e Artù in un'illustrazione di Gustave Doré (1832-1883)

Merlino e Artù in un’illustrazione di Gustave Doré (1832-1883)

MERLINO è un personaggio di fantasia che non ha caratteri univoci e che si è sviluppato attraverso i secoli con gli apporti di vari autori e di varie tradizioni preesistenti. È conosciuto soprattutto grazie al ciclo Bretone ed è consigliere, profeta e mago (uno dei suoi poteri è la capacità di mutare forma) al fianco di re Artù, della cui nascita da Uther Pendragon e Ygraine ne è anche l’artefice.
Il primo abbozzo del personaggio così come lo conosciamo oggi risale al XII secolo attraverso l’opera HISTORIA REGUM BRITANNIAE di Goffredo di Monmouth, storico e scrittore gallese. Goffredo riprende il personaggio di Ambrosio (Ambrosio Aureliano, capo romano-britannico del V secolo) già descritto da Gildas (VI secolo), Beda il Venerabile (VIII secolo) e Nennio (IX secolo) e lo chiama prima Merlinus Ambrosius e poi Merlinus, assimilandolo al personaggio leggendario del pazzo profeta gallese Myrddin Wyllt (VI secolo) dal quale ricava anche il nome. A cavallo tra il XII e XIII secolo Robert de Boron, poeta francese, nel suo MERLIN approfondisce aspetti della vita di Merlino e attua una cristianizzazione marcata del personaggio, collocandolo nel ciclo Arturiano quale protettore e consigliere di Artù fino all’incoronazione. Thomas Malory, scrittore inglese del XVI secolo, scrive LE MORTE D’ARTHUR: elabora testi anonimi inglesi e francesi incentrati sulla continuazione del MERLIN di Robert de Boron e dà vita alla fonte più influente sugli autori successivi per quanto riguarda la figura di Merlino.
Figlio di una vergine e di un demone incubo, Merlino riceve dal padre il dono della conoscenza del passato; da Dio riceve il dono della conoscenza del futuro. A questa sua duplice natura, “buona” e “cattiva”, unita a poteri magici e a scopi grandiosi, si deve molta parte del fascino esercitato dal personaggio attraverso i secoli, permettendo ai vari autori di svilupparne aspetti sempre nuovi e sorprendenti. Entrati particolarmente nella fantasia popolare sono gli episodi nella vita di Merlino riguardanti Vortigern e i due draghi, il trasporto magico di Stonehenge dall’Irlanda, la spada nella roccia e la spada Excalibur, l’istituzione della Tavola Rotonda, l’edificazione di Camelot, la Cerca del Graal, Viviana e la sua prigionia.

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Da Vortigern ad Artù secondo Goffredo di Monmouth

Sintesi da HISTORIA REGUM BRITANNIAE

Costantino, re della Britannia, è fratello di Aldroeno, re dell’Armorica o “Seconda Britannia”, odierna Bretagna. Sposa una nobile di famiglia romana e ha 3 figli: Costante (che si fa monaco), Aurelio Ambrosio e Utherpendragon. Viene ucciso a tradimento da un Pitto (Scozia orientale e settentrionale).

Vortigern è duca dei Gewissei (popolazione della regione a est della Cornovaglia). Convince Costante a lasciare il monastero e salire al trono di Britannia dopo la morte del padre; in cambio dell’aiuto, Vortigern gestisce il potere del re. Assolda mercenari Pitti per difendersi dall’avanzata degli stessi Pitti e, per mano loro, fa uccidere a tradimento Costante. Aurelio Ambrosio e Utherpendragon, ancora giovani, si rifugiano in Bretagna.

Vortigern si incorona re. Ospita Horso e Hengisto, Sassoni (popolo germanico), ai quali consegna terre in cambio di aiuto contro i Pitti. Sposa Ronwen, figlia di Hengisto. I Britanni si ribellano all’ingresso dei Sassoni in Britannia ed eleggono re Vortimero, figlio di Vortigern, che in battaglia vince sul padre. I Sassoni fuggono.

Ronwen avvelena Vortimero. Quindi Vortigern riprende il trono e fa tornare Hengisto che arriva in Britannia con molti uomini. Vortigern, dubbioso sulle reali intenzioni di Hengisto, è spaventato e accetta un incontro pacifico con i Sassoni ad Ambrio. Nella piana di Salisbury si riuniscono molti nobili Britanni, disarmati, ma Hengisto li tradisce, si presenta armato, e li uccide.

Vortigern fugge in Cambria (Galles). Gli indovini gli suggeriscono di costruire una torre per difendersi dai Sassoni. Il luogo prescelto è il monte Eryro, nel Galles settentrionale, ma ciò che di giorno viene edificato di notte viene assorbito dal terreno e scompare.

Vortigern consulta gli indovini per la costruzione della fortezza (1471-1483)

Vortigern consulta gli indovini per la costruzione della fortezza (1471-1483)

Vortigern consulta gli indovini i quali lo consigliano di cercare un giovane senza padre, ucciderlo e aspergere col suo sangue le pietre e la malta. La ricerca del giovane finisce a Carmarthen, dove gli incaricati trovano due giovani, Merlino e Dinabutio. Dal dialogo tra i due, capiscono che Merlino non conosce l’identità del padre e vengono a sapere che la madre è figlia del re di Demetia (Galles meridionale). Conducono Merlino e la madre alla presenza di Vortigern il quale chiede l’origine del concepimento di Merlino.

Il giovane Merlino e sua madre davanti a re Vortigern (XIV secolo)

Il giovane Merlino e sua madre davanti a re Vortigern (XIV secolo)

La madre risponde di aver conosciuto un unico uomo che le faceva visita di notte, a volte scomparendo improvvisamente, a volte solo in voce, e che, alla fine, si è unito a lei in aspetto umano. Vortigern consulta il mago Maugantio il quale conferma l’esistenza di demoni incubi, in parte uomini in parte angeli, che possono assumere sembianze umane e unirsi a donne.

Il concepimento di Merlino (XV secolo)

Il concepimento di Merlino (XV secolo)

Il concepimento di Merlino (1450)

Il concepimento di Merlino (1450)

A questo punto Merlino chiede a Vortigern il motivo dell’incontro e viene a sapere che il re vuole sacrificarlo e bagnare del suo sangue le fondamenta della torre. Merlino vuole dimostrare la falsità degli indovini e li fa convocare davanti al re; chiede loro se  sanno cosa impedisca la costruzione della torre e cosa si trovi sotto le fondamenta. Gli indovini non rispondono. Allora Merlino chiede al re di far scavare sotto il terreno perché si sarebbe trovato uno stagno e nel fondo dello stagno due pietre cave e dentro di esse due draghi che dormono. (Fine del VI libro)

(VII libro: episodio dei 2 draghi con il giovane Merlino nei panni di profeta, vedi ARTICOLO)

La battaglia del drago rosso e del drago bianco davanti a Merlino e re Vortigern

La battaglia del drago rosso e del drago bianco davanti a Merlino e re Vortigern

Merlino legge a re Vortigern le sue profezie

Merlino legge a re Vortigern le sue profezie

(VIII libro) Vortigern, ammirato dalle capacità profetiche di Merlino, chiede di conoscere il proprio futuro. Merlino lo avvisa che gli si presentano due possibilità: morire per mano dei Sassoni o per mano di Aurelio e Uther. E infatti i due fratelli approdano nel frattempo all’isola e i Britanni incoronano re Aurelio, il quale, prima di occuparsi dei Sassoni, vuole sconfiggere Vortigern. Quindi si dirige in Cambria (Galles) e brucia la torre dove Vortigern si è rifugiato.

Hengisto, spaventato, fugge al nord inseguito da Aurelio. Si prepara la battaglia da ambo le parti. Eldol, duca di Gloucester, chiede ad Aurelio di battersi contro Hengisto nel ricordo della strage che egli fece dei nobili Britanni a Salisbury. È proprio Eldol a catturare Hengisto e, su consiglio dei duchi, lo uccide. Octa, figlio di Hengisto, si rifugia a York; Cosa, cognato di Hengisto, a Dumbarton. Aurelio si dirige a York; prima Octa e poi Cosa si arrendono e Aurelio concede loro una regione presso la Scozia.

Da questo momento Aurelio si dedica alla ricostruzione delle città semidistrutte da anni di guerre. Poi si reca a Salisbury e decide di erigere una costruzione capace di sfidare il tempo per commemorare il massacro dei nobili Britanni. L’arcivescovo di York, Tremorino, propone l’aiuto del mago di Vortigern, Merlino, che viene rintracciato nel paese dei Gewissei.

(SEGUE)

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Edizioni del Merlino di Robert de Boron dal 1800

(pubblicazioni in italiano in diverse traduzioni)

  • 1884 I due primi libri della istoria di Merlino (a cura di Giacomo Ulrich) – Ed. Romagnoli: ristampa della STORIA DI MERLINO del 1480, non completa
    Vedi copia digitale di archive.org

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  • 1984 La storia del Mago Merlino (a cura di Dorothea e Friedrich Schlegel) – Edizioni Studio Tesi: traduzione del 1804 del MERLIN manoscritto conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi, con alcuni tagli e rielaborazioni
    Vedi anteprima copia digitale di books.google.it

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  • 1984 Robert de Boron e i segreti del Graal (a cura di Francesco Zambon) – Ed. Olschki: studio monografico sull’opera di Robert de Boron

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  • 1997 Merlino l’incantatore (a cura di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini) – Ed. Oscar Mondadori: contiene la traduzione della versione del Ciclo Vulgato

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  • 2005 Il libro del Graal (a cura di Francesco Zambon) – Ed. Adelphi: testo tradotto per la prima volta integralmente in italiano

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Prime edizioni del Merlino di Robert de Boron

Frontespizio de "La vita di Merlino", tradotto dal "Merlin" Robert de Boron (XII-XIII sec.), stampato nel 1554 a Venezia

Frontespizio de “La vita di Merlino”, tradotta dal “Merlin” Robert de Boron (XII-XIII sec.), stampata nel 1554 a Venezia

FRANCESE

  • Historia. Merlin, Paris, Antoine Vérard, 1498. 2°

INGLESE

  • Historia. Merlin, Westminster, Wynkyn de Worde, 1499. 4°

SPAGNOLO

  • Historia. Merlin, Burgos, Juan de Burgos, 10.II.1498. 2°
  • Historia. Merlin, (Merlin y Demanda del Gral), Sevilla, 1500. 2°

ITALIANO

  • Historia. Merlin, Bartolomeo(?) Zorzi, traduzione Pietro Delfino. Venezia: Lucas Dominici, 1.II.1480. 2°
    Copia digitale della Biblioteca Nazionale di Francia
    Copia digitale della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
  • Historia. Merlin, Bartolomeo(?) Zorzi, traduzione Pietro Delfino, Firenze [oppure Venezia], [Matteo Capcasa(?)], 15.III.1495. 4°
  • La vita de Merlino, Venezia, aprile 1507
  • La vita di Merlino, editore Manfredo Bonelli, Venezia, gennaio 1516
  • La vita di Merlino, per Venturino di Roffinelli, ad instantia di Andrea Pegolotto libraro, Venezia, 1539
    Copia digitale della Libreria di Stato Bavarese
  • La vita di Merlino, per Bartolomeo Imperatore et Francesco suo genero, Venezia, 1544
    Copia digitale del frontespizio della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze

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Nota alle edizioni in italiano

1480 – 1 febbraio, Venezia, prima edizione a stampa in lingua italiana di LA STORIA DI MERLINO (poi nominata VITA DI MERLINO). E’ una traduzione del MERLIN di Robert de Boron con aggiunte dalle PROPHECIES DE MERLIN (in francese, ma opera di un francescano spirituale di Venezia che scrisse tra il 1272 e il 1279). Il colophon legge:

Tracta è questa opera del Libro autentico del Magnifico messer Pietro Delphino fo del magnifico messer Zorzi translatato de lingua francese in lingua italica scripto nel anno del Signore 1379 adi 20 novembre in Venetia e stampato del 1480 adi primo feruaro ducante Ioanne Mocenico. Pontifice vero Sixto papa IIII.

Il “magnifico messer Zorzi” (Giorgio) è padre di Pietro Delfino, possessore del “Libro autentico” datato 20 novembre 1379 da cui è stato stampato il testo. Accertato che Delfino (Venezia, 1444-1525) non ne è l’autore, rimane aperta la questione se ne sia stato il traduttore. Dal colophon parrebbe che il manoscritto da cui l’opera fu tratta fosse già una traduzione dal francese all’italiano. Ma non è da escludere che il manoscritto fosse in francese e “translatato” si riferisca a un’operazione compiuta in vista della stampa.
Da notare che solo le prime edizioni della STORIA riportano la data del 1379; successive edizioni riportano il 1479. Può essere un errore di stampa oppure che la data sia stata a un certo punto posticipata di un secolo per farla coincidere con il periodo storico di Pietro Delfino e per sostenere dunque l’ipotesi che proprio Delfino ne sia stato il traduttore.

Ne seguono ristampe, l’ultima delle quali è LA VITA DI MERLINO CON LE SUE PROFETIE NUOVAMENTE RISTAMPATA, ET CON SOMMA DILIGENTIA CORETTE, LE QUALI TRATTA DELLE COSE CHE HANNO A VENIRE (Venezia, 1554, per Bartolomeo Imperatore e Francesco suo genero).

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Merlino, genesi del personaggio

Merlino in un'incisione delle "Cronache di Norimberga" (1493)

Merlino in un’incisione delle “Cronache di Norimberga” (1493)

Possiamo dire che Merlino non sarebbe stato consegnato alla storia senza l’opera letteraria di Goffredo di Monmouth. Allo stesso tempo, non sappiamo quanto Goffredo abbia attinto da fonti precedenti malgrado egli stesso si definisca “traduttore” in latino di antichi testi in britannico (e questo perché era pratica comune richiamarsi a fonti più autorevoli preesistenti). Al di là degli apporti creativi di Goffredo, possiamo però chiaramente vedere affluire nella figura di Merlino due diverse tradizioni: quella di Ambrosius e quella di Myrddin. Del secondo ne parleremo estesamente in un’altra parte del sito, insieme alla tradizione bardica (non solo per l’importanza che deriva dall’assonanza con il nome Merlino ma anche per la quantità di informazioni disponibili); del primo inizieremo qui la trattazione, poiché è proprio da Ambrosius che ha origine la storia scritta di Merlino. Una storia che a un certo punto porterà anche a identificare la figura di Ambrosius con quella di Artù, lasciando ai ricercatori il compito di ricostruire una trama storica verosimile.
Dobbiamo alla fine comunque ricordare che Merlino non è né Ambrosius né Myrddin: Merlino rappresenta un archetipo che si sviluppa e affina attraverso i secoli, diventa qualcosa di “diverso” rispetto a qualunque ispirazione originaria, fino a trovare la sua massima espressione nel ciclo Arturiano.

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GILDAS (ca. 494-570)

530-540 – DE EXCIDIO ET CONQUESTU BRITANNIA: prima apparizione del nome Ambrosius o Ambrosio Aureliano, capo semileggendario romano-britannico (ca. 457-533). Nel testo si racconta che i Britanni, che devono fronteggiare a nord i Pitti e sulle coste gli Irlandesi, chiamano in loro aiuto i Sassoni. Questi, stanziatisi nella parte sud-orientale dell’isola, vogliono dominare tanto che molti autoctoni decidono di emigrare in Armorica, poi chiamata Bretagna. A quel punto i Britanni fanno la guerra ai Sassoni e, con a capo uno dei loro condottieri più valorosi di nome Ambrosius, infliggono agli invasori una pesante sconfitta sul monte Badon (storicamente datata tra il 493 e il 503).
Così viene descritto Ambrosio da Gildas.

Era un uomo modesto, l’unico della razza romana che era casualmente sopravvissuto nel frastuono della tempesta (i suoi genitori, che avevano sempre indossato la porpora, erano morti con questa) che si è scatenata ai nostri giorni e che ci ha condotti assai lontano dalla virtù degli avi […] a questi uomini, con il consenso di Dio, arrise la vittoria.

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BEDA IL VENERABILE ( ca. 673 – 735)

731 – HISTORIA ECCLESIASTICA GENTIS ANGLORUM (Storia ecclesiastica del popolo inglese): è riportato il nome di Aureliano Ambrosio quale vincitore della battaglia di Badon.

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NENNIO (IX SECOLO)

828 – HISTORIA BRITTONUM (Storia dei Britanni): paragrafi 40-42. Prima narrazione scritta di un giovane “senza padre” con il nome di Ambrosius o Embreis Guletic, che a Vortigern, re di Britannia della prima metà del V secolo, svela la presenza di due draghi sotto al luogo in cui il re vuole erigere una fortezza e profetizza il futuro.
Nel testo, la madre di Ambrosio sostiene di non aver mai conosciuto uomo, ma più avanti Ambrosio dice a Vortigern che il padre “discende dalla stirpe dei consoli romani”. D’altronde, varie volte il testo fa pensare a una sovrapposizione di due differenti personaggi.

In particolare, questa sovrapposizione sembra emergere da due passi:

– il primo in cui viene riferito che Vortigern “ha timore di Ambrosio, dei Pitti, degli Scoti e di Roma”: questo Ambrosio è identificato con il personaggio storico citato da Gildas e Beda, Ambrosio Aureliano. Successivamente, l’autore afferma che Ambrosio «fuit rex inter omnes gentes Brittannicae gentis». Non un re unico dunque, ma una sorta di primus inter pares, cioè un rappresentante tra persone di pari dignità e posizione gerarchica.

– il secondo in cui Ambrosio appare nella narrazione sopra citata dei draghi, ed è quando il giovane comunica a Vortigern il proprio nome anche in gallese: “Embreis Guletic”. Il termine  “Guletic” (o “Wledig”) indica un re, principe, governatore, signore. “Embreis” è “Ambrosio”. Pertanto, “Embreis Guletic” significa “Re Ambrosio”. Questo il passo:

Et rex ad adolescentem dixit: «quo nomine vocaris?» Ille respondit:
«Ambrosius vocor», id est Embreis Guletic ipse videbatur. Et rex dixit: «de qua
progenie ortus es?» At ille: «unus est pater meus de consulibus Romanicae gentis.»

Queste righe possono suggerire l’ipotesi che il fanciullo senza padre (personaggio apparso improvvisamente nella narrazione di Nennio, quindi probabilmente già conosciuto dal pubblico) non abbia nulla a che fare con Ambrosio Aureliano (Embreis Guletic, del quale assume solo l’aspetto dinnanzi a Vortigern).

In ogni caso, Nennio fa incontrare due tradizioni diverse: quella del fanciullo senza padre dalle doti profetiche e quella legata ad Ambrosio Aureliano. Allo stesso tempo, indicando ad un certo punto il nome di Artù quale vincitore di 12 battaglie, compresa quella sul monte Badon, apre la strada a nuove interpretazioni.

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GOFFREDO DI MONMOUTH (1100-1155)

Goffredo introduce per la prima volta il nome Merlinus.

1135 – PROPHETIAE MERLINI (Profezie di Merlino): in un secondo tempo diventerà il VII libro della HISTORIA REGUM BRITANNIAE. Goffredo, riprendendo l’episodio dei draghi e ampliandolo con visioni profetiche, scrive in latino e introduce la figura di Merlino Ambrosio: unisce al nome “Ambrosius”, usato da Nennio, il nome “Merlinus”, derivato dal preesistente nome gallese di un personaggio leggendario del VI secolo, Myrddin Wyllt (Wyllt = selvaggio).
Myrddin Wyllt, principe e bardo, dopo una battaglia impazzisce per i traumi subiti (o per la visione di un mostro apparso in cielo), si rifugia nei boschi della Caledonia (Scozia), acquisisce e poi perde il dono della profezia. Secondo la tradizione, il nome “Myrddin” deriverebbe dal nome della città di Carmarthen (Caerfyrddin, in gallese) situata in Dyfed o Demezia, Galles meridionale. Carmarthen deriva invece dal precedente nome romano, Moridunum con l’aggiunta del gallese Caer (“forte”), derivato a sua volta dal celtico britannico, e il significato è “Fortezza del mare”. Pertanto è errata la convinzione popolare che Myrddin Wyllt avrebbe dato il nome alla città (“Fortezza di Myrddin”).

In pratica Goffredo nelle PROFEZIE opera due varianti fondamentali rispetto a Nennio:

– A differenza di Nennio, Goffredo non fa dire a Merlino di discendere dalla stirpe dei consoli romani. Indica invece in un demone incubo il padre di Merlino. Così da poter dare risalto alla figura storica del re e condottiero romano-britannico, troppo nota per essere eliminata, Goffredo separa definitivamente la figura di Ambrosio Aureliano da quella del fanciullo profeta: il primo diventa figlio di re Costantino e fratello di Utherpendragon. La ricostruzione letteraria di Artù, iniziata da Nennio, prende corpo.

– Nell’episodio dei draghi, Nennio fa rintracciare Ambrosio da Vortigern a Glamorgan; Goffredo fa rintracciare Merlino Ambrosio a Carmarthen. Cambiando località, Goffredo può così collegare il suo personaggio alla tradizione preesistente riguardante il profeta Myrddin, nativo appunto di Carmarthen.

La stesura delle PROFEZIE avviene durante un’interruzione della HISTORIA, sospesa subito dopo aver introdotto l’episodio della lotta dei draghi. La decisione di Goffredo di pubblicare le PROFEZIE prima di terminare la HISTORIA proviene dalle esortazioni dei suoi compagni nel momento in cui la fama di Merlino comincia a diffondersi. Goffredo non specifica se “la fama di Merlino” è dovuta a racconti che circolano indipendentemente da lui o piuttosto a discussioni sorte attorno alla sua opera in corso. Nella dedica afferma che si è limitato a tradurre dal britannico (o dal gallese, perché lingue pressoché uguali a quei tempi). Per una parte, può essere dunque che Goffredo attinga realmente a qualcuna delle profezie “tradizionali” attribuite a Myrddin e preservate attraverso i secoli per opera dei bardi.

1136 – HISTORIA REGUM BRITANNIAE (Storia dei Re di Britannia): il VI libro finisce con l’introduzione dell’episodio dei draghi. Il VII libro è costituito dalle PROFEZIE DI MERLINO. L’VIII libro contiene episodi della vita di Merlino: il trasporto “magico” dei Cerchio dei Giganti dall’Irlanda alla Piana di Salisbury (Stonehenge); la trasformazione “magica” dell’aspetto fisico di Re Uther in quello di Gorlois, stratagemma che porterà il re a unirsi a Ingerna e al concepimento di Artù.

Nel VI e VIII libro viene utilizzato il solo nome “Merlino”. Appare la figura di Re Artù ma non entra in relazione con Merlino.

1150 – VITA MERLINI (Vita di Merlino): il testo riprende la preesistente tradizione di Myrddinn Wyllt del VI secolo (Merlino diventa così Merlino il Selvaggio o Merlino Silvestre). Qui Goffredo attua un salto temporale: il Merlino delle PROFEZIE vive nel V secolo; il Merlino della VITA MERLINI vive nel VI secolo, quindi lontano dall’epoca di Artù. Goffredo giustifica il salto temporale con la lunga vita di Merlino, lunga più delle “querce”.

Qui appare anche la figura di Taliesin, profeta e amico di Merlino, che racconta di aver condotto Artù ferito ad Avalon per essere curato da Morgana.

La vicenda del Merlino Silvestre della VITA non avrà molto seguito; il Ciclo Arturiano svilupperà invece il Merlino della HISTORIA. Punto di contatto tra i due Merlino è il Dyfed (Demezia, Galles meridionale). Infatti nella HISTORIA la madre di Merlino viene indicata come “figlia del re del Dyfed”; nella VITA Merlino è sovrano del Dyfed. Seguendo Goffredo, dunque, si può dedurre che Merlino abbia ereditato il trono attraverso la madre.

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ROBERT WACE (1115-1183)

Traducendo in francese la HISTORIA, getta il ponte tra la leggenda Arturiana e gli scrittori continentali.

1155 – ROMAN DE BRUT: è la traduzione, adattata in versi francesi e arricchita, della HISTORIA REGUM BRITANNIAE di Goffredo di Monmouth.

1175 – ROMAN DE ROU: contiene la descrizione di Brocelandia (o foresta di Paimpont, vicino alla città di Rennes in Bretagna). Vi sarebbe imprigionato Merlino per opera di Viviana, la Dama del Lago.

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GIRALDO DI CAMBRIA (1146-1223)

Giraldo separa le figure di Myrddin Emrys e di Myrddin Wyllt.

1191 – ITINERARIUM CAMBRIAE (Viaggio nel Galles): il nome gallese Myrddin Emrys è qui indicato per la prima volta. L’autore, Giraldus Cambrensis, sostiene che c’erano due Myrddin: Myrddin Emrys (Merlinus Ambrosius) e Myrddin Wyllt (corrispettivo di Merlinus Silvester o Merlinus Caledonensis). In Goffredo, il primo è dunque il Merlino saggio della HISTORIA; il secondo è il Merlino selvaggio della VITA MERLINI.

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ROBERT DE BORON (fine XII sec. – inizio XIII sec.)

Robert pone per la prima volta in relazione diretta Merlino e Artù (fino all’incoronazione di Artù, quando Merlino si ritira a nord del fiume Humber). Attua inoltre una marcata cristianizzazione di Merlino.

1190-1210 – MERLIN: romanzo in versi di cui rimane un solo frammento iniziale di poco più di 500 versi francesi ma arrivato a noi attraverso due trasposizioni in prosa, solo leggermente diverse l’una dall’altra. Si ispira alla HISTORIA di Goffredo e al ROMAN DE BRUT di Wace.

Il Merlino di Boron è una figura ambigua: risente di una nascita diabolica eppure è un personaggio soprattutto incline al bene, strumento di affermazione della cristianità. Sarà lui a pretendere da Uter Pendragon che gli venga consegnato il figlio Artù nato dall’unione con Igerne.

Appare la figura di Blaise, prima confessore della madre e poi padre spirituale di Merlino. A Blaise Merlino detta il resoconto di tutte le proprie opere e degli eventi che si verificano nel mondo.

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VERSIONI DEL MERLIN DI ROBERT DE BORON E CONTINUAZIONI

Una delle due versioni in prosa del MERLIN di Robert de Boron è incorporata, insieme a una sua lunga continuazione, nel più imponente e completo corpus di storie arturiane noto come CICLO VULGATO o LANCELOT-GRAAL, esteso tra il 1215 e il 1230 circa da autori rimasti anonimi. L’altra versione è incorporata nella SUITE DU MERLIN insieme a una CONTINUAZIONE POSTVULGATA, del 1240.

1230 – LANCELOT-GRAAL: detto anche CICLO VULGATO o IN PROSA, è il più importante della materia di Bretagna in prosa francese. Si divide in 5 rami o romanzi: 3 sono raggruppati in quello che è chiamato LANCILLOTTO IN PROSA; aggiunti a posteriori, il quarto è la STORIA DEL SANTO GRAAL e il quinto è composto dalla versione in prosa del MERLIN di Robert de Boron e dalla sua CONTINUAZIONE VULGATA.
Il testo del MERLIN di Robert de Boron si interrompe con l’annuncio che Artù regge in pace il regno di Logres. Nella CONTINUAZIONE VULGATA, invece, Merlino svolge e porta a compimento il suo mandato di consigliere di Re Artù: non usa mai la forza fisica né prende materialmente parte ad atti cruenti, ma ricorre piuttosto alla saggezza e alle doti di stratega, nonché alla magia.

1240 – SUITE DU MERLIN (o HUTH MERLIN, dal nome del primo proprietario di un manoscritto in cui è tramandata): incorpora la seconda redazione in prosa sopravvissuta del MERLIN di Robert de Boron e include una sua continuazione. Questa continuazione più tarda, definita anche CONTINUAZIONE POSTVULGATA, dà rilievo agli elementi fantastici e avventurosi più che a quelli storiografici: l’autore afferma di chiamarsi Robert de Boron ma più probabilmente la sua identità è sconosciuta. La SUITE sarebbe stata concepita come parte integrante di una più vasta narrazione organica, alla quale gli studiosi hanno dato il nome di ROMAN DU GRAAL postvulgato.
I contenuti narrativi della SUITE DU MERLIN sono noti attraverso la versione del 1470 di Thomas Malory.

1190-1210 – DIDOT PERCEVAL: in due codici, uno conservato nella Biblioteca Estense di Modena e l’altro nella Biblioteca Nazionale di Parigi, il MERLIN di Robert de Boron è preceduto da una versione in prosa del GIUSEPPE DI ARIMATEA e seguito da un terzo romanzo in prosa del XIII secolo composto da un allievo o da un continuatore di Robert de Boron: il PERCEVAL (o DIDOT PERCEVAL, dal nome del libraio parigino che fu proprietario del manoscritto). Nel PERCEVAL vi è una continuazione della storia di Merlino. I tre libri sono conosciuti anche come LIBRO DEL GRAAL o TRILOGIA DI ROBERT DE BORON.

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THOMAS MALORY (1410-1471)

1470 – MORTE DARTHUR: in lingua inglese, dato alle stampe ed elaborato da William Caxton nel 1485. Nei primi quattro libri della compilazione, l’autore riprende i contenuti narrativi della SUITE DU MERLIN; tralascia gran parte del MERLIN di Robert de Boron, che ispira la prima parte. Il testo costituirà la fonte più influente sugli autori successivi in materia Arturiana.

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